Testi e articoli
 

BREATHWORK (Il Respiro Consapevole)

Il potere del respiro

Il respiro è la vita.

E’ lo specchio di come viviamo.
E’dimostrato che l’80% delle patologie hanno delle concause nella cattiva respirazione. Il 60% delle persone respira in modo insufficiente.
Per comprendere l’importanza del respiro basta pensare a quanto possiamo stare senza mangiare: circa 40 giorni (l’uomo medio); senza bere: 2-3 giorni, ma solo pochi minuti senza respirare. Altro dato che non tutti sanno è che il respiro aiuta ad espellere le tossine fisiologiche responsabili dell’invecchiamento cellulare. Per avere un’idea, facendo attività fisica ne espelliamo il 15%, con la defecazione e le urine un altro 15% ma il restante 70% solo con la ventilazione polmonare.
In tutte le scuole spirituali si lavora sul respiro: yoga, induismo, tantra, sciamanesimo, nelle arti marziali, nel Tai Chi Chuan, nel Qi-Gong (dove si pratica la vera e propria arte del respiro)…

Il respiro agisce a più livelli: fisico, emozionale, spirituale.

Re-spirare= portare energia dentro.
Ma il respiro è soprattutto capace di rompere gli schemi responsabili dei nostri condizionamenti, cioè dei pensieri che ci impediscono di vivere al meglio la nostra vita.
In che modo?... Lo vedremo…..
Abbiamo visto come l’aria che respiriamo ed il processo stesso di respirazione svolgono un ‘azione essenziale per l’esistenza del corpo fisico, ma la funzione del respiro non si ferma a questo.
A tutti è noto, per esempio, come il manifestarsi di una qualsiasi emozione comprenda anche un’alterazione del ritmo o della profondità della respirazione: la paura provoca un’interruzione del respiro mentre l’eccitazione rende il respiro più profondo e rapido. Solamente nell’arco di una giornata sarebbe impossibile calcolare quante reazioni emotive proviamo, inoltre ognuno di noi a seconda del tipo di ambiente in cui siamo cresciuti e viviamo (ambiente sia da un punto di vista atmosferico - climatico che sociale - educativo ) ha sviluppato uno schema respiratorio o modo di respirare che conserva caratteristiche personali e riflette come siamo stati e siamo.
Quindi l’emozione provata, e spesso subita senza venire espressa come il corpo richiedeva, si congela nel nostro sistema cellulare come un ricordo, che non scompare ma anzi può somatizzare in un disturbo e in seguito, se non ascoltato, in malattia.

Il respiro è Olistico

Il respiro permette l’integrazione tra le nostre parti positive e le nostre ombre, cioè gli aspetti di noi che non ci piacciono o che vorremo cambiare. Questo riconduce tutto all’unità del nostro essere dove non c’è più separazione tra ciò che dice la mente ed esprime il corpo, dove le emozioni come rabbia, tristezza, paura si mescolano a quelle di gioia, pienezza, soddisfazione, pace.
Respirando è possibile accettarci per ciò che siamo, al di là delle maschere e dei condizionamenti. Il momento presente è quello che conta, ma nella nostra quotidianità siamo sempre proiettati nel futuro o angosciati dal passato…Il respiro ci riporta qui; attraverso l’attenzione al corpo ed i suoi segnali, attraverso le emozioni che riaffiorano e fluiscono liberamente.
L’esperienza che vive colui che respira in una seduta di Breathwork è unica ed inimitabile ed anche difficile da descrivere: la persona si sente avvolta dall’unità della propria energia che si esprime in ogni sua forma e dimensione, dalle immagini alle sensazioni fisiche, da pensieri illuminanti a intense emozioni.


Il respiro è alchemico

Il respiro trasforma ciò che ognuno di noi intende trasformare.
Se consideriamo l’essere umano nella sua complessità e complementarietà delle sue parti ( fisica, mentale, emozionale e spirituale ) è chiaro che essendo queste integrate in un’unica unità, ognuna influenza e viene influenzata dalle altre e con il respiro si facilità questa importante comunicazione.
Dunque l’integrazione e l’accettazione di parti fino ad ora “sconosciute” di noi porta ad un’apertura a nuovi punti di vista e possibilità.
Possiamo vedere questa dinamica come un processo circolare che si esprime così:
corpo=emozioni=pensiero=anima
Ma anche così:
anima=pensiero=emozioni=corpo
Sicuramente la trasformazione partirà da un’intenzione conscia o meno conscia della persona che sta respirando; potenzialmente è lei che possiede tutti i requisiti per potersi auto-aiutare e auto-guarire, mentre il respiro è solamente uno strumento efficacissimo per questa realizzazione.

Il respiro è creativo

La possibilità di creare pensieri belli o brutti è una nostra facoltà.
Col respiro lo possiamo fare più facilmente.
Tante volte siamo immersi in una nuvola grigia di energia stagnante che ci rende incapaci di affrontare anche il problema più insignificante.
Questo, come un circolo vizioso, si ripercuote costantemente nel nostro vissuto fino a farci credere che non ne usciremo mai.
E’ scientificamente dimostrato che l’energia segue il pensiero, cioè il nostro stato d’animo crea automaticamente la realtà che noi viviamo, spesso pensando di essere vittime di ripetute sfortune o situazioni ostili.
Ultimamente studiosi di Pensiero positivo hanno riscontrato come l’ottimismo, la fiducia in sé stessi e nella vita e l’amore per tutto ciò che circonda, possano davvero migliorare il benessere della persona, fino ad operare veri e propri miracoli.
Con il respiro, come abbiamo visto, è facile permettere alla nostra vera essenza di pace e di amore per noi stessi di venire fuori e di “abbracciare” ogni aspetto della nostra realtà. Si sviluppano sensazioni ed emozioni che creano ciò che vogliamo, ciò che è necessario per la nostra crescita personale.

Il respiro dona bellezza

La vera bellezza è frutto di un’armonia interiore.
Se guardiamo una persona, al di là di come può essere vestita o accessoriata, la vera bellezza la riconosciamo dagli occhi, dalla voce calma e profonda, dal modo di essere consapevole e centrata.
La pelle, essendo il primo scambio tra esterno ed interno, mostra anch’essa la salute e la freschezza di una persona, giovane e meno giovane.
Il respiro, favorendo l’ossigenazione dei tessuti, è responsabile del processo che ritarda l’invecchiamento e al tempo stesso conduce la persona non solo ad essere bella, ma a sentirsi bella. Questo perché il frutto di un lavoro interiore che unisce e non divide il nostro essere, dona automaticamente un equilibrio ed un’armonia che difficilmente passerà inosservato.

Il Breathwork come strumento educativo

Il Breathwork è considerato l’evoluzione del Rebirthing, in quanto si amplia inserendo aspetti quali la relazione ed il confronto con l’altro.
Il Breathwork si interessa alla realizzazione dell’ autoconoscenza come strada da percorrere per raggiungere il benessere interiore, quindi l’ambito in cui si muove appartiene all’ educazione proprio nel suo significato etimologico (da educere=portare fuori).
Non è competenza del Breathwork occuparsi di malattie fisiche e mentali, anche se migliorare la respirazione fisiologica ed il benessere interiore sono dei presupposti fondamentali per favorire la guarigione di alcuni disturbi del corpo e della mente.
Il Breathwork non è finalizzato a far “emergere traumi”, e non è una terapia, anche se può avere effetti terapeutici.
L’approccio educativo del Breathwork si sviluppa in primo luogo in una maggiore attenzione al corpo , questo corpo che viene ora trascurato ora esaltato nella nostra società ma mai vissuto e sentito come una parte importante che ci permette di conoscere ed indagare sulla nostra interiorità.
Un risultato immediato che può dare il lavoro col respiro è stare bene con il proprio corpo, sentirsi in armonia, più energici, più vitali, più attivi, più Vivi.
Ioltre il Breathwork permette la gestione della mente conscia .
Essendo il respiro connesso con l’apparato respiratorio, la circolazione sanguigna ed il cervello, il risultato per le persone che lo praticano è di pensare con maggior chiarezza e lucidità, avere maggiore concentrazione, creatività e intuizione.
Abbiamo già visto come il respiro ci offra la possibilità di scegliere. Riconoscere il proprio potenziale e decidere il proprio pensiero è uno degli aspetti più importanti per creare le basi di un cambiamento. Questo risulta possibile anche grazie alla gestione dei contenuti inconsci.
Il respiro si può considerare come una “chiave di accesso per l’inconscio”.
I contenuti inconsci affiorano tramite immagini, emozioni, pensieri o improvvise “illuminazioni”, come se la persona si fosse in quel momento “risvegliata” da’ un sonno profondo e vedesse per la prima volta la sua vita con occhi diversi.
Tutto ciò da luogo ovviamente ad una nuova consapevolezza che può produrre nel tempo dei cambiamenti significativi e pratici che conducono nella persona una maggiore attenzione a ciò che la circonda, una maggiore stima di sé e fiducia nella vita, una migliore comprensione degli eventi e soprattutto molto amore ed accettazione.
Il facilitatore di Breathwork accoglie la persona in uno spazio protetto e privo di giudizio, dove è possibile sperimentare tutto ciò che il respiro può fare emergere, dove è possibile far circolare di nuovo le energie necessarie per ritrovare un equilibrio ed un benessere interiore, dove è davvero possibile “rinascere” nuovamente.

Kabir chiede:
“Discepolo, dimmi,
Cos’e’ Dio?”
“E’ il respiro contenuto nel respiro, Kabir…”

Elisabetta Torrini



Il Respiro e………

• La Bioenergetica:

“Una buona respirazione è essenziale ai fini di una salute vibrante. Attraverso la respirazione, riceviamo l’ossigeno necessario per alimentare la fiamma delle nostre combustioni metaboliche e queste a loro volta ci forniscono l’energia di cui abbiamo bisogno. Aumentando l’ossigeno aumentiamo il calore della combustione e la produzione d’energia”.(…)
“La respirazione sana è un’azione di tutto il corpo; tutti i muscoli vi sono impegnati in qualche misura. Ciò è particolarmente vero per quanto riguarda i muscoli pelvici profondi che fanno ruotare il bacino leggermente all’indietro e verso il basso durante l’inspirazione, aumentando la capacità del ventre, e quindi lo fanno ruotare in avanti e verso l’alto per diminuire la cavità addominale durante l’espirazione”.(…)
“I movimenti respiratori si potrebbero considerare come delle onde. L’onda inspiratoria ha inizio nella parte profonda del bacino e scorre in su fino alla bocca. Mentre s’inalza, le grandi cavità del corpo si espandono per risucchiare l’aria. Tali cavità comprendono l’addome, il torace, la gola e la bocca. La gola è particolarmente importante: se la gola non si espande nell’inspirazione, non si riesce a respirare profondamente. Tuttavia la gola in molte persone è gravemente contratta tanto da soffocare i sentimenti, e in particolare il desiderio di piangere e di gridare. E’molto comune nel campo dell’attività bioenergetica che la respirazione si faccia più profonda e più facile dopo che la persona si è fatta un bel pianto. Abbandonarsi ai singhiozzi libera la tensione della gola ed inoltre apre il ventre.
L’onda espiratoria ha inizio nella bocca e scorre all’ingiù. Allorché raggiunge il bacino, tale struttura si muove leggermente in avanti. L’espirazione induce un rilassamento del corpo intero: si lascia andare l’aria contenuta all’interno dei polmoni, e col tempo si lascia andare ogni presa. Chi ha paura di lasciarsi andare, ha difficoltà a espirare in modo completo”.

Tratto da “Espansione e integrazione del corpo in Bioenergetica”, ed. Astrolabio, 1979, Roma.

• La Meditazione:

“Se cercate nel dizionario il termine ‘spirito’, troverete che deriva dal latino spirare che significa ‘respirare’, ossia inspirare ed espirare. Ne conseguono tutte le associazioni del concetto di spirito con alito della vita, energia vitale, consapevolezza, anima, spesso rappresentati come doni divini elargitici e perciò un aspetto della santità, del sublime, dell’ineffabile. Nel senso più profondo, il respiro stesso è il massimo dono dello spirito.”
“Forse, in ultima analisi, spirituale significa semplicemente sperimentare direttamente completezza e intercorrelazione, rendersi conto che individualità e totalità sono connesse, che nulla è separato o estraneo. Se la posizione è questa, tutto diviene spirituale nell’accezione più profonda, sia il lavoro scientifico, sia lavare i piatti. E’ l’esperienza interiore che conta”.

Tratto da “ Dovunque tu vada , ci sei già” di Jon Kabat-Zinn, ed. Tea, 1994, Milano.

La parola “Aura”, dal greco àura ‘soffio’ significa l’aria che si respira, venticello leggero e piacevole, emanazione del corpo umano percepibile ai chiaroveggenti.

• La Psicosomatica:

“L’addome è il più colpito dalla repressione istintuale: è nel ventre che si avvertono le pulsioni fondamentali, il ventre è la grande pentola dove le pulsioni ribollono ed è il primo ad essere immobilizzato per non avvertirle. Reich parla del ‘bacino morto’, il bacino corrazzato, irrigidito, immobilizzato, che non lascia scorrereil flusso dell’energia vitale, che interrompe la percezione stessa delle sensazioni viscerali.
Il blocco del bacino è limitazione della respirazione: il diaframma viene immobilizzato, non può abbassarsi liberamente, si pone come una barriera rigida tra il petto e il ventre e la respirazione ne risulta influenzata. Non c’è nevrosi o malattia per Reich che non coinvolga il respiro. La respirazione, con il suo ritmico oscillare di inspirazione ed espirazione, è il termometro più sensibile degli stati d’animo: si fa affrettata per l’ansia e la paura, si riduce in pari misura alla riduzione delle sensazioni vitali. Il blocco del diaframma e della respirazione addominale crea una barriera contro ogni sensazione profonda: il mondo del ventre viene isolato, escluso con i suoi scomodi messaggi dall’essere globale, il bacino muore e con esso la possibilità di trarre piacere dalla vita”.

Tratto da “Che cos’è la medicina psicosomatica” di Paola Santagostino, ed. Urra, Milano, 2005.


ASCOLTARE l’ANIMA

Se si ascolta l’anima, si può andare in profondità. Allora non siamo più coinvolti all’interno di dinamiche di “rispecchiamento” che ci difendono dall’altro rinchiudendoci nei nostri ruoli, ma ci trasformiamo in un sentire empatico che ci “distacca” dalla situazione, per entrare nella più totale compassione dell’altro. Lì possiamo vedere veramente che cosa, colui che si trova di fronte a noi, ci sta chiededo, cosa in realta’vuole dimostrare o ottenere e questo apre già una risposta immediata di comprensione, lasciando lo spazio al sentire totale. Non è tanto l’azione meccanica, riflessa e verbale che ci porta ad una giusta soluzione, quanto la capacità di fermarsi, spegnersi un attimo di fronte all’altro.
Se spengiamo noi stessi, rimane solo l’altro, che non è più una proiezione di te, o la soluzione a proprie dinamiche, ma è un’energia comunicante che esprime un disagio forte ed ha anche solo un bisogno esasperato di ascolto. Ascoltare ciò che la sua anima grida!

Questo è il “lavoro educativo”. L’educazione intesa come “tirare fuori”, vuole lasciare all’altro la possibilità di uscire, appunto. L’educatore, il pedagogista, e tutti coloro che hanno a che fare con quest’arte, dovrebbero riuscire a sperimentare nuovi scenari di crescita entro i quali l’individuo in ogni fascia d’età può trovare la giusta via ed uscire.
Esprimere in totale libertà se stesso, sentirsi al sicuro nello sperimentare situazione nuove ed essere aperto alle inclinazioni di cui ciascuno si sente portatore.
L’educazione deve prima di tutto dare la possibilità di crescere interiormente lasciando fluire i cambiamenti e le trasformazioni che avvengono costantemente e non al contrario costruire barriere e certezze ovunque.
La “base sicura” descritta da Bolwby riguarda l’amore che i genitori dovrebbero istintivamente sentire e trasmettere in totale libertà, ma poi, l’individuo in quanto singola, autentica ed unica energia, dovrebbe sentirsi in totale armonia con quello che vive dentro e fuori di lui. Ma se per qualche ragione questo non avviene, ecco che si presentano nel bambino stati di iperattività, aggressività o deficit d’attenzione. Questi possono nascondere rabbia inespressa, insicurezza, mancanza di fiducia e bassa autostima.
E’ l’amore che alimenta il mondo, e quando questo viene meno viene a mancare la terra sotto i piedi.
Ecco che “l’ascolto dell’anima” si inserisce in un contesto di amore dove esiste prima di tutto l’Altro. Dove il terapeuta-facilitatore-educatore-pedagogista,…colui che fa educazione si attiva prima per “lavorare su di sé” e centrarsi, trovare il proprio centro continuamente, cosicche’ possa avere la capacità di sparire in termini di sovrastrutture di fronte all’altro e lasciare solo la sua essenza, di colui che sente di poter dare qualcosa all’altro perché la sua vocazione è quella di saper……
……..”ASCOLTARE L’ANIMA”.

Elisabetta Torrini


 Il segreto dell'Amore

 

Il segreto dell'Amore è la Crescita dell'Anima.

Se riusciamo a crescere nella coppia non abbiamo bisogno di evolverci altrove e diventiamo giorno dopo giorno sempre più interessanti per l'altro.

Inoltre non ci rallentiamo o addirittura fermiamo in un ristagno di consuetudini ed idee, ma viviamo ogni momento come se fossimo soli, con la nostra interiorità.

L'Anima non cerca la sicurezza, l'abitudine, la monotonia...ma il cambiamento.

Se ci ascoltiamo e ci lasciamo guidare dal nostro intuito, piuttosto che seguire modelli di pensiero che servono a mantenere in piedi il sistema, siamo ogni giorno nuovi.

Ogni alba siamo persone diverse perché una nuova consapevolezza è nata in noi, è germogliata, dal silenzio, dal dolore, dalla gioia, da una scelta, da un evento che come un alito di vento è entrato a far parte della nostra danza e noi non lo abbiamo ostacolato ma assecondato.

Dunque non cerchiamo più fuori ciò che in ogni istante può essere risvegliato dentro di noi, e gli altri sono delle bellissime energie che ci facilitano la trasformazione...

l'Amore, l'autentico amore frutto di gioia, pace, libertà,

è da sempre e sempre con noi.

In ogni momento della nostra vita ci guida verso Verità più Alte della nostra misera quotidianità.

L'aprirsi a questa fonte, a questa sorgente, ogni volta che ci circondiamo di bellezza e di pace...rende l'esperienza dell'Essere un'esperienza straordinaria.

All'interno di tale cornice ogni rapporto è Sacro. Ogni Relazione esprime l'Essere piuttosto che l'Avere, il possedere.

Il segreto dell'Amore è questo.

“Da due cuori nasce un cuore”, diceva qualcuno.

E lo ripete anche adesso.

Ti Amo.

Elisabetta



La Via dell'Amore

Uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano è quello di non sentirsi solo, di sapere che in qualche modo c’è qualcuno che si prende cura di noi.
Come il corpo ha bisogno di cibo, così l’anima ha bisogno d’amore.

Molti Pedagogisti, conoscono l’importanza del contatto fisico per un bambino, senza il quale egli, non riesce a crescere, a sviluppare la sua integrità e il suo senso dell’io.
In qualche modo questo bambino rimarrà profondamente triste, si sentirà rifiutato, ignorato disconnesso dall’esistenza.
Un genitore che non ha un buon rapporto con se stesso, non riuscirà ad abbracciare il proprio figlio.
Se prima non siamo riusciti ad abbracciare noi stessi, a prenderci cura delle nostre ferite, non riusciremo mai a prenderci cura di un’altra persona, se non siamo riusciti ad aprirci all’amore, non possiamo aprirci all’altro.
Possiamo soddisfare tutti i bisogni fisici di un bambino, ma, se manca l’amore attorno a lui manca la sua stessa radice.

L’amore è la nostra connessione col mondo, la nostra vera radice su cui possiamo crescere, così come il respiro è l’essenza vitale del corpo fisico, l’amore lo è per l’anima: l’anima vive amando, la mente mentendo.
Quando non c’è amore attorno a noi nascono le illusioni, le identificazioni della mente.
Si può conoscere tutto ciò che c’è da conoscere con una buona terapia, si può diventare degli esperti di tutti i meccanismi mentali, si può avere molta chiarezza e conoscenza dei nostri problemi, ma se non sperimentiamo la grandiosità dell’Amore, rimarremmo sempre in superficie, una vera trasformazione avviene solo nel profondo del nostro cuore, con il potere dell’amore: l’analisi è la via della mente, il silenzio, la via del cuore.

Sigmund Freud aveva molta paura dell’amore, aveva molta paura del suo amore represso.
La sua più grande paura era di rimanere coinvolto, voleva rimanere fuori, per questo evitava ogni implicazione con l’altra persona, non diventava mai parte della sua interiorità, non entrava in acque profonde, ma rimaneva un osservatore scientifico, distaccato, freddo, lontano.
Voleva creare una scienza dell’anima usando gli strumenti della mente, ma l’anima non si può comprendere con la mente, con la logica.
Vi è, infatti, una “ragione” del cuore che la mente non conosce.

Una terapia del profondo implica, un cambiamento radicale, occorre scendere nel luogo a noi più inaccessibile dove sgorgano i nostri sentimenti nella parte più intima della nostra anima, il luogo dove affondano le nostre radici del nostro esistere.
Per entrare in questo luogo non serve la precisione scientifica o la diagnosi clinica, non serve essere osservatori per entrare in questo luogo occorre invece molta umiltà, essere in grado di partecipare e arrendersi per scendere in una dimensione del “non so” e affidarsi ad una sorgente di fede molto alta.
Sigmund Freud, aveva molta paura di rischiare, aveva paura dei suoi sentimenti; Durante un corso triennale di musicoterapica, abbiamo effettuato uno studio sulla voce di vari personaggi famosi tra cui Freud.
Abbiamo scoperto che le frequenze della sua voce erano prive delle “armoniche del cuore” mancavano le fioriture sonore collegate ad una voce accorata, emozionata.
La sua voce appariva come sdoppiata in due polarità distanti fra loro ora mentale-razionale ora pulsionale-sessuale.

Un processo terapeutico rivoluzionario che abbia un senso, può essere rischioso, non si può evitare di entrare in acque turbolente, in una correntevin cui le forze del controllo mentale perdono, la loro egemonia in favore alla forza dell’amore; è veramente molto rischioso, ma è un rischio che bisogna affrontare.
Freud in fondo era un tradizionalista, aveva paura delle sue stesse repressioni e non si metteva in gioco, non era in grado d’amare, ma di osservare.

Nel mondo c’è ancora bisogno di terapia perché nel mondo manca l’Amore.
Il maggior nemico dell’amore è la paura, non ha molto senso una terapia in cui non ci si mette in gioco, in cui non si rischia. L’osservazione clinica ci mette al sicuro da ogni rischio, anche dalla minima possibilità di cambiamento.

Credo veramente che la possibilità di guarigione sia molto collegata alla capacità d’amare, Guarire in questo caso non significa risolvere un problema o eliminarlo, ma sviluppare la capacità di accoglierlo e ricondurlo ad una dimensione di familiarità in cui viene meno l’aspetto ostile responsabile della reale sofferenza. Nel momento in cui riusciremo ad amare noi stessi fino in fondo, scopriremo che non ci sono limiti con la nostra sofferenza che fa parte di noi stessi. Non possiamo escludere niente all’amore stesso ogni tentativo di allontanare da noi il problema è un modo per creare maggiore ostilità e sofferenza.
Stiamo ancora cercando conforto da qualcosa d’esterno a noi, qualcuno che ci aiuti ad eliminare ciò che non siamo in grado di assimilare, d’amare.

Dott. Valerio Sgalambro
bremologia@piuchepuoi.it
www.bremologia.it/iba


"L'uomo saggio sceglie la misura, evita l'accumulo,
rifugge dall'ostentazione,
preferisce la parsimonia e si lascia andare dentro
il flusso della Grande Via.
L'unico suo impegno è di non perdere
la strada della sua salvezza."

Lao Tzu

LASCIARE ACCADERE LA VITA

Uno dei maggiori impedimenti ad abbandonarsi al flusso dell’esistenza per vivere un rapporto di coppia in maniera vitale e fiduciosa è la tendenza a scivolare in uno stile di vita in cui il controllo, la sicurezza e la resistenza al cambiamento regolano il nostro comportamento e la visione del mondo. Manteniamo dei segreti anche nei confronti delle persone che amiamo, diventiamo disonesti, permettiamo che dettagli pratici prendono il sopravvento rispetto ad una condivisione intima, viviamo al minimo della nostra energia vitale, facciamo compromessi per ottenere amore e attenzione, rinunciamo a ciò che ci fa piacere per compiacere l’altro. In questo spazio di paura, non riusciamo ad essere veri e, non seguendo il nostro cuore fino in fondo, facciamo di tutto per non entrare in contatto con la nostra parte più intima e conseguentemente con l’altro. Tendiamo a vivere in “larghezza” il rapporto piuttosto che addentrarci con profondità in noi stessi e nell’altro. Lentamente la relazione diventa superficiale e senza coinvolgimento, finendo poi per morire e con essa una parte di noi: la parte più vera che anela un sentimento d’amore libero puro e potente.
Vivere in “larghezza” piuttosto che in “profondità” rende vota la vita. Le nostre relazioni, diventano stagnanti e desolate, questo c’induce ad un gran senso di rassegnazione e di depressione. Spesso succede di accorgerci che stiamo vivendo le stesse modalità di relazione dei nostri genitori, di rientrare negli stessi identici modelli distruttivi, di rivivere le stesse paure, abitudini e routine, senza più alcuna gioia e interesse per la vita, ma non riusciamo a fare niente per poter cambiare la situazione.
Se siamo disposti ad introdurre nella nostra vita il rischio di osare l’onestà, cominciamo a sperimentare la “profondità”. Lentamente ci accorgiamo come la passione per la verità si trasforma nel desiderio di vivere pienamente, se lasciamo che gli altri ci tocchino profondamente si risveglia in noi la gioia e la dignità, se viviamo in profondità, le nostre priorità cominciano a cambiare. Non solo permettiamo che avvenga il cambiamento, ma non possiamo più farne a meno; sentiamo il gusto di abbandonarci all’esperienza della vita e ritrovare fiducia nella nostra intuizione ad onorare l’energia vitale in ogni situazione ci troviamo. Aumenta così la stima in noi stessi e negli altri, abbiamo meno paura di essere feriti e siamo disposti ad esporci sapendo che non c’è più niente che possa ferirci perché non abbiamo più niente da nascondere. Diventiamo integri, smettiamo di nasconderci e siamo meno interessati a cosa gli altri pensano di noi ci sentiamo più inclini a seguire il nostro cuore senza preoccuparci delle conseguenze. Sperimentiamo la quantità d’energia che si libera dal vivere in trasparenza e cominciamo a sentirci orgogliosi di ciò che siamo.
La nostra energia vitale si accende, siamo meno ossessionati dai pensieri della mente; ardiamo le emozioni, nel rispetto dei nostri reali bisogni, smettiamo di rincorrere senza sosta il piacere e di evitare in ogni modo il dolore. Celebriamo il nostro corpo nella sua sacralità più alta, stiamo lontani dalla malattia e siamo meno propensi a fare compromessi e a prostituirci. Siamo più attenti ad ogni cambiamento che emerge nelle relazioni con chi è più vicino a noi e se sorge un turbamento facciamo il possibile per chiarirlo in una prospettiva ancora più ampia. Quando viviamo in “profondità” ci arrendiamo al flusso naturale della nostra energia vitale, cominciamo a vivere in sintonia con l’universo anziché combatterlo. E’ sorprendente percepire come l’esistenza ci da supporto, mentre facciamo i primi passi verso un vivere penetrante, sentiamo sempre meno la voce delle nostre paure che ci vorrebbe ricondurre all’abitudine di una vita tranquillamente depressa, ci diamo in consegna alla saggezza del piano evolutivo e sperimentiamo come ogni cosa ha il suo motivo di esistere, che non siamo mai soli e che tutto è bello così com’è.
Tanto più siamo disposti ad accettare ciò che vive nella nostra totalità con i propri lati negativi, le imperfezioni e tutto ciò in passato ci diede paura e dolore, tanto più siamo propensi a uscire dalla
superficialità della “larghezza” per integrarci e accogliere il cambiamento senza sforzaci di raggiungere nessuna meta, di essere diversi o di raggiungere livelli di coscienza più elevati. Accettando ciò che siamo diventiamo più umani, più raggiungibili, più sereni e morbidi.
Gli orientali sostenevano che la nostra vita è come un albero, quando nasce esso è tenero, morbido e flessibile come un filo d’erba, col tempo diventa duro, secco e stopposo.
Se riusciamo a mantenerci morbidi e flessibili, non invecchiamo più; ovviamente questo non è possibile, però è altrettanto vero che possiamo ritardare gli effetti della vecchiaia, possiamo rimanere splendidi e prosperosi anche se il nostro corpo è incanutito. Paradossalmente, ciò che rende una persona attraente, non ha niente a che fare con la bellezza fisica o con l’immagine. L’essere attraente è determinato da quanto siamo rilassati in noi stessi, dal senso d’autoaccettazione che trasmettiamo a noi stessi e agli altri, dal nostro sentirci a proprio agio in tutte le situazioni, dalla volontà di restare in contatto con ciò che accade senza voler nascondere l’insicurezza e la paura. Dunque dal vivere nel proprio corpo e dall’essere con ciò che c’è.
Abbracciare le nostre ferite, le parti oscure, le imperfezioni ci rende integri, veri e attraenti, questo significa accettare quelle parti della nostra personalità che non ci piacciono come la negatività, la disonestà, il vizio, la rabbia, la vendetta, la competitività, e la diffidenza.
Risulta difficile non giudicare queste parti, ma quando giudichiamo qualcosa, ci viene a mancare lo spazio per restarci in contatto per esserci presenti. Non riusciamo neppure ad immaginarci come qualcuno possa amarci, quando mostriamo queste parti che giudichiamo “poco evolute” facciamo di tutto per nasconderle e fingere che non ci siano. Tuttavia più cerchiamo di reprimerle, più escono fuori in modo indiretto tramite giudizi, critiche, sbalzi d’umore, irritabilità e accuse nei confronti dell’altro.
In un certo senso le nostre relazioni sono uno specchio fedele del nostro livello di maturità, di fiducia e d’integrazione. Le relazioni diventano quella palestra in cui possiamo veramente allearci e sperimentare la fiducia nella vita. Se rimaniamo aggrappati alle nostre vecchie abitudini, l’energia vitale che ci avvicina all’altro lentamente muore, se l’amore e l’intimità non scendono in profondità, diventeremo superficiali e deboli. Quando non ci apriamo alla nostra vulnerabilità, rischiamo di indurirci e lignificarci fino al punto da non poter scambiare più niente con l’altro e l’amore che c’era all’inizio lentamente morirà.
L’integrazione si palesa nelle nostre relazioni, quando scopriamo che è più importante l’amore che avere ragione. Si mostra, quando cominciamo ad assumerci la responsabilità di guardare dentro di noi invece di proiettare tutto sull’altro. Maturando, troviamo la capacità di scegliere l’amore anziché il conflitto perché sappiamo dove ci conducono certi nostri comportamenti infantili, non permettiamo più che sia l’altro a farci sentire importante e soddisfatto. Siamo più capaci di stare con noi stessi e di stare bene ugualmente anche quando l’altro non è disponibile o in qualche modo ci delude.
La maggiore difficoltà che incontriamo, quando scegliamo di vivere in “profondità” la nostra esperienza d’integrazione è la “paura del vuoto” con cui non possiamo fare a meno di confrontarci. Se guardiamo il mondo attraverso gli occhi di un bambino traumatizzato andare in profondità nel sentire il vuoto interiore sembrerà un incubo senza fine. Facciamo di tutto per sottrarci a quest’esperienza spaventevole con i nostri affetti, “l’andatura veloce”, i figli, certe sostanze, il superlavoro, anche l’angoscia dei nostri lati oscuri, essi rappresentano ancora qualcosa da cui possiamo fuggire per dare significato al vivere.
Tuttavia ciò su cui ci basiamo per dare significato alla nostra esistenza, sarà spazzato via perché in realtà non ha sostanza. In realtà esso non è altro che lo scudo delle false identità costruite dal nostro ego per evitare il confronto con quel vuoto che da qualche parte, in un angolo della nostra consapevolezza sappiamo esiste e che costantemente scansiamo perché non ci sentiremo mai pronti per affrontarlo. La prova più profonda della nostra fiducia la sperimentiamo, quando c’incontriamo con questo spazio, quando siamo veramente nudi a noi stessi, privi di qualunque identità e non c’è niente con cui unirci. Ci arrendiamo al flusso della vita e siamo disposti ad accettare ogni cosa non più con rassegnazione ma con innocenza. Innocenza che nasce da una radicata fiducia in qualcosa di molto più grande di noi stessi e, tuttavia, non più esterno a noi, ma interrelato con la nostra connessione più profonda dell’esistenza.

Valerio Sgalambro


L’Altra Donna

La moglie, quella in cerca di stabilità, di sicurezza di valori alti quali la Famiglia il matrimonio i figli la posizione sociale; quella che fa del sacrificio la sua ragione di vita, pronta sempre a rinunciare a se stessa per qualcuno o per qualcosa capace di sperare in giorni sempre migliori, consacrata al senso del dovere, si sente sempre in colpa per qualcosa che non si concederà mai di scoprire. La moglie, ma anche mamma di tutti; lei che si assume la completa responsabilità della gestione famigliare pronta a fronteggiare i mille pericoli per la difesa dei propri figli a costo di perdere l’amore del proprio uomo. Lei è quella donna che tutti gli uomini sognano di sposare, la principessa con cui dividere la loro vita fino alla vecchiaia. Lei che concede tutto al suo uomo, anche il tempo da dedicare all’altra Donna: l’Amante, colei appunto preposta ai ministeri dell’Amore.
L’Altra Donna, quella che non si è mai sposata, o che è appena uscita da un matrimonio, quella che non sarà mai di nessuno, che non è capace di rinunciare alla sua verità per accondiscendere i capricci di un uomo, che ha fatto della lealtà la sua ragione di vita.
L’Altra Donna, quella del momento, quella: “di nascosto”, oscura e ripudiata, con cui ci si può fare di tutto, quella capace di leggerti persino nei pensieri, intelligente e onesta con se stessa fino in fondo che non accetta compromessi e che non rinuncia alla sua integrità, capace di commuoversi davanti alla dolcezza del sorriso di un bimbo, ma saper essere spietata per difendere la sua libertà, capace di rinunciare anche a se stessa per una carezza e combattere con salda convinzione per sostenere una rivoluzionaria tenerezza sociale.
Lei, quella che sta sempre dall’altra parte, la parte scomoda, la perdente colei che non ha diritto a chiedere niente perché niente le è dovuto, lei che è sempre riuscita a cavarsela da sola anche nei momenti di peggiore sconforto, che non conosce la convalescenza, ma sa essere misericordiosa con i più deboli in grado di emozionarsi davanti al potenziale di redenzione contenuto in una lacrima e rimanere imperturbabile innanzi alla disperazione.
La Luna Nera, la Lilit schiacciata via dal paradiso perché troppo bella inveita come un demone, è quella che porta lo scompiglio. Lei che riesce a perturbare la tranquilla monotonia famigliare senza riuscire mai a conquistare un uomo, per lei non ci sarà mai un amore tutto suo, dovrà dividerselo sempre con quell’altra: la Santa, la Beata Angelica, la Madonna.
Vittima sacrificale avvezza al martirio, la crocerossina venuta a redimere tutti i poveri peccatori, portatrice di luce e giustizia. Lei che ha messo in vendita l’Amore per un frammento di sicurezza ora si lamenta perché si sente sola, ma preferisce questa ipocrisia di rapporto al confrontarsi realmente con le sue paure.
Lei è la stessa donna, ora da una parte, ora dall’altra, perseguitata incessantemente da un mondo che ha riposto le proprie speranze sulla grandiosità delle donne e che non le lascia vivere nella loro libertà di esistere e di sentirsi Donne come non mai.

Valerio Sgalambro
Gennaio 2006


 

“LA VISIONE OLISTICA”


Tu sai e sei tutto, in realtà non esiste “tutto” e “niente”, ma dobbiamo andare “oltre”. La dualità è uno strumento che l’uomo ha al suo servizio per comprendere che c’è appunto quell’ “oltre” da cui emerge l’inesistenza del bene e del male dove abbandoniamo paura e dolore lasciando lo spazio alla gioia.
In questo modo evitiamo dinamiche di relazioni, dove anche il corpo può essere coinvolto ed il cui coinvolgimento qui assume la parola “malattia” che altro non è che incomprensione di quanto la nostra Anima ci sta dicendo. Ascoltando questa noi possiamo avere quella consapevolezza che unita all’azione ci porta a comprendere il tutt’uno e così renderci conto che quel separato che ci domina in realtà è un agglomerato di emozioni confusionarie che allontanano dall’unità, vero spirito che l’uomo vuole conquistare ma già da prima della sua venuta lo teme.
Questo sentire giace in ognuno di noi, …qualcuno già vive, altri sentono di cercare e altri ancora si perdono non trovando l’unità. La gioia dell’altro “evoluto” interviene per portare al ricordo colui che si sta perdendo.

Francesca Soru



La Divinità nell’uomo

C’era un tempo in cui gli uomini erano simili agli dèi, ma abusarono talmente del proprio potere che Brahama, il Dio Supremo, decise di privarli della potenza divina nascondendola in un luogo a loro inaccessibile.
Pensò di consultare gli altri dèi per risolvere il problema. Alcuni degli dèi riuniti a consiglio dissero: “Nasconderemo la divinità dell’uomo nelle profondità della Terra”.
Brahma rispose: “Non è sufficiente, l’uomo scaverà e la troverà”.
Gli dèi dissero allora: “Nasconderemo la divinità dell’uomo negli abissi oceanici”.
Brama rispose ancora: “Non basta. L’uomo esplorerà le profondità dei mari e riuscirà a riportarla in superficie”.
Allora gli dèi: “La nasconderemo sulla montagna più alta, quasi al limite del cielo, dove l’uomo non potrà arrivare”.
Brama rispose ancora: “Non basta. L’uomo scalerà le montagne più alte e se ne impadronirà”.
Allora gli dèi conclusero: “Non sappiamo dove nascondere la divinità dell’uomo, non c’è posto sulla terra, nel mare o nel cielo che egli non possa raggiungere”.
Finalmente Brama sentì di aver trovato la soluzione al problema e disse: “La nasconderemo profondamente dentro l’uomo stesso, abiterà proprio nel suo cuore: è l’unico posto in cui l’uomo non guarderà”.

Antica Leggenda Indù