BREATHWORK
(Il Respiro Consapevole)
Il potere del respiro
Il respiro è la vita.
E’
lo specchio di come viviamo.
E’dimostrato che l’80% delle patologie hanno
delle concause nella cattiva respirazione. Il 60% delle
persone respira in modo insufficiente.
Per comprendere l’importanza del respiro basta pensare
a quanto possiamo stare senza mangiare: circa 40 giorni
(l’uomo medio); senza bere: 2-3 giorni, ma solo
pochi minuti senza respirare. Altro dato che non tutti
sanno è che il respiro aiuta ad espellere le tossine
fisiologiche responsabili dell’invecchiamento cellulare.
Per avere un’idea, facendo attività fisica
ne espelliamo il 15%, con la defecazione e le urine un
altro 15% ma il restante 70% solo con la ventilazione
polmonare.
In tutte le scuole spirituali si lavora sul respiro: yoga,
induismo, tantra, sciamanesimo, nelle arti marziali, nel
Tai Chi Chuan, nel Qi-Gong (dove si pratica la vera e
propria arte del respiro)…
Il
respiro agisce a più livelli: fisico, emozionale,
spirituale.
Re-spirare=
portare energia dentro.
Ma il respiro è soprattutto capace di rompere gli
schemi responsabili dei nostri condizionamenti, cioè
dei pensieri che ci impediscono di vivere al meglio la
nostra vita.
In che modo?... Lo vedremo…..
Abbiamo visto come l’aria che respiriamo ed il processo
stesso di respirazione svolgono un ‘azione essenziale
per l’esistenza del corpo fisico, ma la funzione
del respiro non si ferma a questo.
A tutti è noto, per esempio, come il manifestarsi
di una qualsiasi emozione comprenda anche un’alterazione
del ritmo o della profondità della respirazione:
la paura provoca un’interruzione del respiro mentre
l’eccitazione rende il respiro più profondo
e rapido. Solamente nell’arco di una giornata sarebbe
impossibile calcolare quante reazioni emotive proviamo,
inoltre ognuno di noi a seconda del tipo di ambiente in
cui siamo cresciuti e viviamo (ambiente sia da un punto
di vista atmosferico - climatico che sociale - educativo
) ha sviluppato uno schema respiratorio o modo di respirare
che conserva caratteristiche personali e riflette come
siamo stati e siamo.
Quindi l’emozione provata, e spesso subita senza
venire espressa come il corpo richiedeva, si congela nel
nostro sistema cellulare come un ricordo, che non scompare
ma anzi può somatizzare in un disturbo e in seguito,
se non ascoltato, in malattia.
Il
respiro è Olistico
Il
respiro permette l’integrazione tra le nostre parti
positive e le nostre ombre, cioè gli aspetti di
noi che non ci piacciono o che vorremo cambiare. Questo
riconduce tutto all’unità del nostro essere
dove non c’è più separazione tra ciò
che dice la mente ed esprime il corpo, dove le emozioni
come rabbia, tristezza, paura si mescolano a quelle di
gioia, pienezza, soddisfazione, pace.
Respirando è possibile accettarci per ciò
che siamo, al di là delle maschere e dei condizionamenti.
Il momento presente è quello che conta, ma nella
nostra quotidianità siamo sempre proiettati nel
futuro o angosciati dal passato…Il respiro ci riporta
qui; attraverso l’attenzione al corpo ed i suoi
segnali, attraverso le emozioni che riaffiorano e fluiscono
liberamente.
L’esperienza che vive colui che respira in una seduta
di Breathwork è unica ed inimitabile ed anche difficile
da descrivere: la persona si sente avvolta dall’unità
della propria energia che si esprime in ogni sua forma
e dimensione, dalle immagini alle sensazioni fisiche,
da pensieri illuminanti a intense emozioni.
Il respiro è alchemico
Il
respiro trasforma ciò che ognuno di noi intende
trasformare.
Se consideriamo l’essere umano nella sua complessità
e complementarietà delle sue parti ( fisica, mentale,
emozionale e spirituale ) è chiaro che essendo
queste integrate in un’unica unità, ognuna
influenza e viene influenzata dalle altre e con il respiro
si facilità questa importante comunicazione.
Dunque l’integrazione e l’accettazione di
parti fino ad ora “sconosciute” di noi porta
ad un’apertura a nuovi punti di vista e possibilità.
Possiamo vedere questa dinamica come un processo circolare
che si esprime così:
corpo=emozioni=pensiero=anima
Ma anche così:
anima=pensiero=emozioni=corpo
Sicuramente la trasformazione partirà da un’intenzione
conscia o meno conscia della persona che sta respirando;
potenzialmente è lei che possiede tutti i requisiti
per potersi auto-aiutare e auto-guarire, mentre il respiro
è solamente uno strumento efficacissimo per questa
realizzazione.
Il
respiro è creativo
La
possibilità di creare pensieri belli o brutti è
una nostra facoltà.
Col respiro lo possiamo fare più facilmente.
Tante volte siamo immersi in una nuvola grigia di energia
stagnante che ci rende incapaci di affrontare anche il
problema più insignificante.
Questo, come un circolo vizioso, si ripercuote costantemente
nel nostro vissuto fino a farci credere che non ne usciremo
mai.
E’ scientificamente dimostrato che l’energia
segue il pensiero, cioè il nostro stato d’animo
crea automaticamente la realtà che noi viviamo,
spesso pensando di essere vittime di ripetute sfortune
o situazioni ostili.
Ultimamente studiosi di Pensiero positivo hanno riscontrato
come l’ottimismo, la fiducia in sé stessi
e nella vita e l’amore per tutto ciò che
circonda, possano davvero migliorare il benessere della
persona, fino ad operare veri e propri miracoli.
Con il respiro, come abbiamo visto, è facile permettere
alla nostra vera essenza di pace e di amore per noi stessi
di venire fuori e di “abbracciare” ogni aspetto
della nostra realtà. Si sviluppano sensazioni ed
emozioni che creano ciò che vogliamo, ciò
che è necessario per la nostra crescita personale.
Il
respiro dona bellezza
La
vera bellezza è frutto di un’armonia interiore.
Se guardiamo una persona, al di là di come può
essere vestita o accessoriata, la vera bellezza la riconosciamo
dagli occhi, dalla voce calma e profonda, dal modo di
essere consapevole e centrata.
La pelle, essendo il primo scambio tra esterno ed interno,
mostra anch’essa la salute e la freschezza di una
persona, giovane e meno giovane.
Il respiro, favorendo l’ossigenazione dei tessuti,
è responsabile del processo che ritarda l’invecchiamento
e al tempo stesso conduce la persona non solo ad essere
bella, ma a sentirsi bella. Questo perché il frutto
di un lavoro interiore che unisce e non divide il nostro
essere, dona automaticamente un equilibrio ed un’armonia
che difficilmente passerà inosservato.
Il
Breathwork come strumento educativo
Il
Breathwork è considerato l’evoluzione del
Rebirthing, in quanto si amplia inserendo aspetti quali
la relazione ed il confronto con l’altro.
Il Breathwork si interessa alla realizzazione dell’
autoconoscenza come strada da percorrere per raggiungere
il benessere interiore, quindi l’ambito in cui si
muove appartiene all’ educazione proprio nel suo
significato etimologico (da educere=portare fuori).
Non è competenza del Breathwork occuparsi di malattie
fisiche e mentali, anche se migliorare la respirazione
fisiologica ed il benessere interiore sono dei presupposti
fondamentali per favorire la guarigione di alcuni disturbi
del corpo e della mente.
Il Breathwork non è finalizzato a far “emergere
traumi”, e non è una terapia, anche se può
avere effetti terapeutici.
L’approccio educativo del Breathwork si sviluppa
in primo luogo in una maggiore attenzione al corpo , questo
corpo che viene ora trascurato ora esaltato nella nostra
società ma mai vissuto e sentito come una parte
importante che ci permette di conoscere ed indagare sulla
nostra interiorità.
Un risultato immediato che può dare il lavoro col
respiro è stare bene con il proprio corpo, sentirsi
in armonia, più energici, più vitali, più
attivi, più Vivi.
Ioltre il Breathwork permette la gestione della mente
conscia .
Essendo il respiro connesso con l’apparato respiratorio,
la circolazione sanguigna ed il cervello, il risultato
per le persone che lo praticano è di pensare con
maggior chiarezza e lucidità, avere maggiore concentrazione,
creatività e intuizione.
Abbiamo già visto come il respiro ci offra la possibilità
di scegliere. Riconoscere il proprio potenziale e decidere
il proprio pensiero è uno degli aspetti più
importanti per creare le basi di un cambiamento. Questo
risulta possibile anche grazie alla gestione dei contenuti
inconsci.
Il respiro si può considerare come una “chiave
di accesso per l’inconscio”.
I contenuti inconsci affiorano tramite immagini, emozioni,
pensieri o improvvise “illuminazioni”, come
se la persona si fosse in quel momento “risvegliata”
da’ un sonno profondo e vedesse per la prima volta
la sua vita con occhi diversi.
Tutto ciò da luogo ovviamente ad una nuova consapevolezza
che può produrre nel tempo dei cambiamenti significativi
e pratici che conducono nella persona una maggiore attenzione
a ciò che la circonda, una maggiore stima di sé
e fiducia nella vita, una migliore comprensione degli
eventi e soprattutto molto amore ed accettazione.
Il facilitatore di Breathwork accoglie la persona in uno
spazio protetto e privo di giudizio, dove è possibile
sperimentare tutto ciò che il respiro può
fare emergere, dove è possibile far circolare di
nuovo le energie necessarie per ritrovare un equilibrio
ed un benessere interiore, dove è davvero possibile
“rinascere” nuovamente.
Kabir
chiede:
“Discepolo, dimmi,
Cos’e’ Dio?”
“E’ il respiro contenuto nel respiro, Kabir…”
Elisabetta Torrini
Il Respiro e………
•
La Bioenergetica:
“Una
buona respirazione è essenziale ai fini di una
salute vibrante. Attraverso la respirazione, riceviamo
l’ossigeno necessario per alimentare la fiamma delle
nostre combustioni metaboliche e queste a loro volta ci
forniscono l’energia di cui abbiamo bisogno. Aumentando
l’ossigeno aumentiamo il calore della combustione
e la produzione d’energia”.(…)
“La respirazione sana è un’azione di
tutto il corpo; tutti i muscoli vi sono impegnati in qualche
misura. Ciò è particolarmente vero per quanto
riguarda i muscoli pelvici profondi che fanno ruotare
il bacino leggermente all’indietro e verso il basso
durante l’inspirazione, aumentando la capacità
del ventre, e quindi lo fanno ruotare in avanti e verso
l’alto per diminuire la cavità addominale
durante l’espirazione”.(…)
“I movimenti respiratori si potrebbero considerare
come delle onde. L’onda inspiratoria ha inizio nella
parte profonda del bacino e scorre in su fino alla bocca.
Mentre s’inalza, le grandi cavità del corpo
si espandono per risucchiare l’aria. Tali cavità
comprendono l’addome, il torace, la gola e la bocca.
La gola è particolarmente importante: se la gola
non si espande nell’inspirazione, non si riesce
a respirare profondamente. Tuttavia la gola in molte persone
è gravemente contratta tanto da soffocare i sentimenti,
e in particolare il desiderio di piangere e di gridare.
E’molto comune nel campo dell’attività
bioenergetica che la respirazione si faccia più
profonda e più facile dopo che la persona si è
fatta un bel pianto. Abbandonarsi ai singhiozzi libera
la tensione della gola ed inoltre apre il ventre.
L’onda espiratoria ha inizio nella bocca e scorre
all’ingiù. Allorché raggiunge il bacino,
tale struttura si muove leggermente in avanti. L’espirazione
induce un rilassamento del corpo intero: si lascia andare
l’aria contenuta all’interno dei polmoni,
e col tempo si lascia andare ogni presa. Chi ha paura
di lasciarsi andare, ha difficoltà a espirare in
modo completo”.
Tratto
da “Espansione e integrazione del corpo in Bioenergetica”,
ed. Astrolabio, 1979, Roma.
•
La Meditazione:
“Se
cercate nel dizionario il termine ‘spirito’,
troverete che deriva dal latino spirare che significa
‘respirare’, ossia inspirare ed espirare.
Ne conseguono tutte le associazioni del concetto di spirito
con alito della vita, energia vitale, consapevolezza,
anima, spesso rappresentati come doni divini elargitici
e perciò un aspetto della santità, del sublime,
dell’ineffabile. Nel senso più profondo,
il respiro stesso è il massimo dono dello spirito.”
“Forse, in ultima analisi, spirituale significa
semplicemente sperimentare direttamente completezza e
intercorrelazione, rendersi conto che individualità
e totalità sono connesse, che nulla è separato
o estraneo. Se la posizione è questa, tutto diviene
spirituale nell’accezione più profonda, sia
il lavoro scientifico, sia lavare i piatti. E’ l’esperienza
interiore che conta”.
Tratto
da “ Dovunque tu vada , ci sei già”
di Jon Kabat-Zinn, ed. Tea, 1994, Milano.
La parola “Aura”, dal greco àura ‘soffio’
significa l’aria che si respira, venticello leggero
e piacevole, emanazione del corpo umano percepibile ai
chiaroveggenti.
•
La Psicosomatica:
“L’addome
è il più colpito dalla repressione istintuale:
è nel ventre che si avvertono le pulsioni fondamentali,
il ventre è la grande pentola dove le pulsioni
ribollono ed è il primo ad essere immobilizzato
per non avvertirle. Reich parla del ‘bacino morto’,
il bacino corrazzato, irrigidito, immobilizzato, che non
lascia scorrereil flusso dell’energia vitale, che
interrompe la percezione stessa delle sensazioni viscerali.
Il blocco del bacino è limitazione della respirazione:
il diaframma viene immobilizzato, non può abbassarsi
liberamente, si pone come una barriera rigida tra il petto
e il ventre e la respirazione ne risulta influenzata.
Non c’è nevrosi o malattia per Reich che
non coinvolga il respiro. La respirazione, con il suo
ritmico oscillare di inspirazione ed espirazione, è
il termometro più sensibile degli stati d’animo:
si fa affrettata per l’ansia e la paura, si riduce
in pari misura alla riduzione delle sensazioni vitali.
Il blocco del diaframma e della respirazione addominale
crea una barriera contro ogni sensazione profonda: il
mondo del ventre viene isolato, escluso con i suoi scomodi
messaggi dall’essere globale, il bacino muore e
con esso la possibilità di trarre piacere dalla
vita”.
Tratto
da “Che cos’è la medicina psicosomatica”
di Paola Santagostino, ed. Urra, Milano, 2005.
ASCOLTARE
l’ANIMA
Se
si ascolta l’anima, si può andare in profondità.
Allora non siamo più coinvolti all’interno
di dinamiche di “rispecchiamento” che ci difendono
dall’altro rinchiudendoci nei nostri ruoli, ma ci
trasformiamo in un sentire empatico che ci “distacca”
dalla situazione, per entrare nella più totale
compassione dell’altro. Lì possiamo vedere
veramente che cosa, colui che si trova di fronte a noi,
ci sta chiededo, cosa in realta’vuole dimostrare
o ottenere e questo apre già una risposta immediata
di comprensione, lasciando lo spazio al sentire totale.
Non è tanto l’azione meccanica, riflessa
e verbale che ci porta ad una giusta soluzione, quanto
la capacità di fermarsi, spegnersi un attimo di
fronte all’altro.
Se spengiamo noi stessi, rimane solo l’altro, che
non è più una proiezione di te, o la soluzione
a proprie dinamiche, ma è un’energia comunicante
che esprime un disagio forte ed ha anche solo un bisogno
esasperato di ascolto. Ascoltare ciò che la sua
anima grida!
Questo
è il “lavoro educativo”. L’educazione
intesa come “tirare fuori”, vuole lasciare
all’altro la possibilità di uscire, appunto.
L’educatore, il pedagogista, e tutti coloro che
hanno a che fare con quest’arte, dovrebbero riuscire
a sperimentare nuovi scenari di crescita entro i quali
l’individuo in ogni fascia d’età può
trovare la giusta via ed uscire.
Esprimere in totale libertà se stesso, sentirsi
al sicuro nello sperimentare situazione nuove ed essere
aperto alle inclinazioni di cui ciascuno si sente portatore.
L’educazione deve prima di tutto dare la possibilità
di crescere interiormente lasciando fluire i cambiamenti
e le trasformazioni che avvengono costantemente e non
al contrario costruire barriere e certezze ovunque.
La “base sicura” descritta da Bolwby riguarda
l’amore che i genitori dovrebbero istintivamente
sentire e trasmettere in totale libertà, ma poi,
l’individuo in quanto singola, autentica ed unica
energia, dovrebbe sentirsi in totale armonia con quello
che vive dentro e fuori di lui. Ma se per qualche ragione
questo non avviene, ecco che si presentano nel bambino
stati di iperattività, aggressività o deficit
d’attenzione. Questi possono nascondere rabbia inespressa,
insicurezza, mancanza di fiducia e bassa autostima.
E’ l’amore che alimenta il mondo, e quando
questo viene meno viene a mancare la terra sotto i piedi.
Ecco che “l’ascolto dell’anima”
si inserisce in un contesto di amore dove esiste prima
di tutto l’Altro. Dove il terapeuta-facilitatore-educatore-pedagogista,…colui
che fa educazione si attiva prima per “lavorare
su di sé” e centrarsi, trovare il proprio
centro continuamente, cosicche’ possa avere la capacità
di sparire in termini di sovrastrutture di fronte all’altro
e lasciare solo la sua essenza, di colui che sente di
poter dare qualcosa all’altro perché la sua
vocazione è quella di saper……
……..”ASCOLTARE L’ANIMA”.
Elisabetta Torrini
Il
segreto dell'Amore
Il
segreto dell'Amore è la Crescita dell'Anima.
Se
riusciamo a crescere nella coppia non abbiamo bisogno di
evolverci altrove e diventiamo giorno dopo giorno sempre più
interessanti per l'altro.
Inoltre
non ci rallentiamo o addirittura fermiamo in un ristagno di
consuetudini ed idee, ma viviamo ogni momento come se fossimo
soli, con la nostra interiorità.
L'Anima
non cerca la sicurezza, l'abitudine, la monotonia...ma il
cambiamento.
Se
ci ascoltiamo e ci lasciamo guidare dal nostro intuito, piuttosto
che seguire modelli di pensiero che servono a mantenere in piedi
il sistema, siamo ogni giorno nuovi.
Ogni
alba siamo persone diverse perché una nuova consapevolezza
è nata in noi, è germogliata, dal silenzio, dal
dolore, dalla gioia, da una scelta, da un evento che come un
alito di vento è entrato a far parte della nostra danza e
noi non lo abbiamo ostacolato ma assecondato.
Dunque
non cerchiamo più fuori ciò che in ogni istante può
essere risvegliato dentro di noi, e gli altri sono delle
bellissime energie che ci facilitano la trasformazione...
l'Amore,
l'autentico amore frutto di gioia, pace, libertà,
è
da sempre e sempre con noi.
In
ogni momento della nostra vita ci guida verso Verità più
Alte della nostra misera quotidianità.
L'aprirsi
a questa fonte, a questa sorgente, ogni volta che ci circondiamo
di bellezza e di pace...rende l'esperienza dell'Essere
un'esperienza straordinaria.
All'interno
di tale cornice ogni rapporto è Sacro. Ogni Relazione
esprime l'Essere piuttosto che l'Avere, il possedere.
Il
segreto dell'Amore è questo.
“Da
due cuori nasce un cuore”, diceva qualcuno.
E
lo ripete anche adesso.
Ti
Amo.
Elisabetta
La
Via dell'Amore
Uno
dei bisogni fondamentali dell’essere umano è
quello di non sentirsi solo, di sapere che in qualche
modo c’è qualcuno che si prende cura di noi.
Come il corpo ha bisogno di cibo, così l’anima
ha bisogno d’amore.
Molti
Pedagogisti, conoscono l’importanza del contatto
fisico per un bambino, senza il quale egli, non riesce
a crescere, a sviluppare la sua integrità e il
suo senso dell’io.
In qualche modo questo bambino rimarrà profondamente
triste, si sentirà rifiutato, ignorato disconnesso
dall’esistenza.
Un genitore che non ha un buon rapporto con se stesso,
non riuscirà ad abbracciare il proprio figlio.
Se prima non siamo riusciti ad abbracciare noi stessi,
a prenderci cura delle nostre ferite, non riusciremo mai
a prenderci cura di un’altra persona, se non siamo
riusciti ad aprirci all’amore, non possiamo aprirci
all’altro.
Possiamo soddisfare tutti i bisogni fisici di un bambino,
ma, se manca l’amore attorno a lui manca la sua
stessa radice.
L’amore
è la nostra connessione col mondo, la nostra vera
radice su cui possiamo crescere, così come il respiro
è l’essenza vitale del corpo fisico, l’amore
lo è per l’anima: l’anima vive amando,
la mente mentendo.
Quando non c’è amore attorno a noi nascono
le illusioni, le identificazioni della mente.
Si può conoscere tutto ciò che c’è
da conoscere con una buona terapia, si può diventare
degli esperti di tutti i meccanismi mentali, si può
avere molta chiarezza e conoscenza dei nostri problemi,
ma se non sperimentiamo la grandiosità dell’Amore,
rimarremmo sempre in superficie, una vera trasformazione
avviene solo nel profondo del nostro cuore, con il potere
dell’amore: l’analisi è la via della
mente, il silenzio, la via del cuore.
Sigmund
Freud aveva molta paura dell’amore, aveva molta
paura del suo amore represso.
La sua più grande paura era di rimanere coinvolto,
voleva rimanere fuori, per questo evitava ogni implicazione
con l’altra persona, non diventava mai parte della
sua interiorità, non entrava in acque profonde,
ma rimaneva un osservatore scientifico, distaccato, freddo,
lontano.
Voleva creare una scienza dell’anima usando gli
strumenti della mente, ma l’anima non si può
comprendere con la mente, con la logica.
Vi è, infatti, una “ragione” del cuore
che la mente non conosce.
Una
terapia del profondo implica, un cambiamento radicale,
occorre scendere nel luogo a noi più inaccessibile
dove sgorgano i nostri sentimenti nella parte più
intima della nostra anima, il luogo dove affondano le
nostre radici del nostro esistere.
Per entrare in questo luogo non serve la precisione scientifica
o la diagnosi clinica, non serve essere osservatori per
entrare in questo luogo occorre invece molta umiltà,
essere in grado di partecipare e arrendersi per scendere
in una dimensione del “non so” e affidarsi
ad una sorgente di fede molto alta.
Sigmund Freud, aveva molta paura di rischiare, aveva paura
dei suoi sentimenti; Durante un corso triennale di musicoterapica,
abbiamo effettuato uno studio sulla voce di vari personaggi
famosi tra cui Freud.
Abbiamo scoperto che le frequenze della sua voce erano
prive delle “armoniche del cuore” mancavano
le fioriture sonore collegate ad una voce accorata, emozionata.
La sua voce appariva come sdoppiata in due polarità
distanti fra loro ora mentale-razionale ora pulsionale-sessuale.
Un
processo terapeutico rivoluzionario che abbia un senso,
può essere rischioso, non si può evitare
di entrare in acque turbolente, in una correntevin cui
le forze del controllo mentale perdono, la loro egemonia
in favore alla forza dell’amore; è veramente
molto rischioso, ma è un rischio che bisogna affrontare.
Freud in fondo era un tradizionalista, aveva paura delle
sue stesse repressioni e non si metteva in gioco, non
era in grado d’amare, ma di osservare.
Nel
mondo c’è ancora bisogno di terapia perché
nel mondo manca l’Amore.
Il maggior nemico dell’amore è la paura,
non ha molto senso una terapia in cui non ci si mette
in gioco, in cui non si rischia. L’osservazione
clinica ci mette al sicuro da ogni rischio, anche dalla
minima possibilità di cambiamento.
Credo
veramente che la possibilità di guarigione sia
molto collegata alla capacità d’amare, Guarire
in questo caso non significa risolvere un problema o eliminarlo,
ma sviluppare la capacità di accoglierlo e ricondurlo
ad una dimensione di familiarità in cui viene meno
l’aspetto ostile responsabile della reale sofferenza.
Nel momento in cui riusciremo ad amare noi stessi fino
in fondo, scopriremo che non ci sono limiti con la nostra
sofferenza che fa parte di noi stessi. Non possiamo escludere
niente all’amore stesso ogni tentativo di allontanare
da noi il problema è un modo per creare maggiore
ostilità e sofferenza.
Stiamo ancora cercando conforto da qualcosa d’esterno
a noi, qualcuno che ci aiuti ad eliminare ciò che
non siamo in grado di assimilare, d’amare.
Dott.
Valerio Sgalambro
bremologia@piuchepuoi.it
www.bremologia.it/iba
"L'uomo
saggio sceglie la misura, evita l'accumulo,
rifugge dall'ostentazione,
preferisce la parsimonia e si lascia andare dentro
il flusso della Grande Via.
L'unico suo impegno è di non perdere
la strada della sua salvezza."
Lao
Tzu
LASCIARE
ACCADERE LA VITA
Uno
dei maggiori impedimenti ad abbandonarsi al flusso dell’esistenza
per vivere un rapporto di coppia in maniera vitale e fiduciosa
è la tendenza a scivolare in uno stile di vita
in cui il controllo, la sicurezza e la resistenza al cambiamento
regolano il nostro comportamento e la visione del mondo.
Manteniamo dei segreti anche nei confronti delle persone
che amiamo, diventiamo disonesti, permettiamo che dettagli
pratici prendono il sopravvento rispetto ad una condivisione
intima, viviamo al minimo della nostra energia vitale,
facciamo compromessi per ottenere amore e attenzione,
rinunciamo a ciò che ci fa piacere per compiacere
l’altro. In questo spazio di paura, non riusciamo
ad essere veri e, non seguendo il nostro cuore fino in
fondo, facciamo di tutto per non entrare in contatto con
la nostra parte più intima e conseguentemente con
l’altro. Tendiamo a vivere in “larghezza”
il rapporto piuttosto che addentrarci con profondità
in noi stessi e nell’altro. Lentamente la relazione
diventa superficiale e senza coinvolgimento, finendo poi
per morire e con essa una parte di noi: la parte più
vera che anela un sentimento d’amore libero puro
e potente.
Vivere in “larghezza” piuttosto che in “profondità”
rende vota la vita. Le nostre relazioni, diventano stagnanti
e desolate, questo c’induce ad un gran senso di
rassegnazione e di depressione. Spesso succede di accorgerci
che stiamo vivendo le stesse modalità di relazione
dei nostri genitori, di rientrare negli stessi identici
modelli distruttivi, di rivivere le stesse paure, abitudini
e routine, senza più alcuna gioia e interesse per
la vita, ma non riusciamo a fare niente per poter cambiare
la situazione.
Se siamo disposti ad introdurre nella nostra vita il rischio
di osare l’onestà, cominciamo a sperimentare
la “profondità”. Lentamente ci accorgiamo
come la passione per la verità si trasforma nel
desiderio di vivere pienamente, se lasciamo che gli altri
ci tocchino profondamente si risveglia in noi la gioia
e la dignità, se viviamo in profondità,
le nostre priorità cominciano a cambiare. Non solo
permettiamo che avvenga il cambiamento, ma non possiamo
più farne a meno; sentiamo il gusto di abbandonarci
all’esperienza della vita e ritrovare fiducia nella
nostra intuizione ad onorare l’energia vitale in
ogni situazione ci troviamo. Aumenta così la stima
in noi stessi e negli altri, abbiamo meno paura di essere
feriti e siamo disposti ad esporci sapendo che non c’è
più niente che possa ferirci perché non
abbiamo più niente da nascondere. Diventiamo integri,
smettiamo di nasconderci e siamo meno interessati a cosa
gli altri pensano di noi ci sentiamo più inclini
a seguire il nostro cuore senza preoccuparci delle conseguenze.
Sperimentiamo la quantità d’energia che si
libera dal vivere in trasparenza e cominciamo a sentirci
orgogliosi di ciò che siamo.
La nostra energia vitale si accende, siamo meno ossessionati
dai pensieri della mente; ardiamo le emozioni, nel rispetto
dei nostri reali bisogni, smettiamo di rincorrere senza
sosta il piacere e di evitare in ogni modo il dolore.
Celebriamo il nostro corpo nella sua sacralità
più alta, stiamo lontani dalla malattia e siamo
meno propensi a fare compromessi e a prostituirci. Siamo
più attenti ad ogni cambiamento che emerge nelle
relazioni con chi è più vicino a noi e se
sorge un turbamento facciamo il possibile per chiarirlo
in una prospettiva ancora più ampia. Quando viviamo
in “profondità” ci arrendiamo al flusso
naturale della nostra energia vitale, cominciamo a vivere
in sintonia con l’universo anziché combatterlo.
E’ sorprendente percepire come l’esistenza
ci da supporto, mentre facciamo i primi passi verso un
vivere penetrante, sentiamo sempre meno la voce delle
nostre paure che ci vorrebbe ricondurre all’abitudine
di una vita tranquillamente depressa, ci diamo in consegna
alla saggezza del piano evolutivo e sperimentiamo come
ogni cosa ha il suo motivo di esistere, che non siamo
mai soli e che tutto è bello così com’è.
Tanto più siamo disposti ad accettare ciò
che vive nella nostra totalità con i propri lati
negativi, le imperfezioni e tutto ciò in passato
ci diede paura e dolore, tanto più siamo propensi
a uscire dalla
superficialità della “larghezza” per
integrarci e accogliere il cambiamento senza sforzaci
di raggiungere nessuna meta, di essere diversi o di raggiungere
livelli di coscienza più elevati. Accettando ciò
che siamo diventiamo più umani, più raggiungibili,
più sereni e morbidi.
Gli orientali sostenevano che la nostra vita è
come un albero, quando nasce esso è tenero, morbido
e flessibile come un filo d’erba, col tempo diventa
duro, secco e stopposo.
Se riusciamo a mantenerci morbidi e flessibili, non invecchiamo
più; ovviamente questo non è possibile,
però è altrettanto vero che possiamo ritardare
gli effetti della vecchiaia, possiamo rimanere splendidi
e prosperosi anche se il nostro corpo è incanutito.
Paradossalmente, ciò che rende una persona attraente,
non ha niente a che fare con la bellezza fisica o con
l’immagine. L’essere attraente è determinato
da quanto siamo rilassati in noi stessi, dal senso d’autoaccettazione
che trasmettiamo a noi stessi e agli altri, dal nostro
sentirci a proprio agio in tutte le situazioni, dalla
volontà di restare in contatto con ciò che
accade senza voler nascondere l’insicurezza e la
paura. Dunque dal vivere nel proprio corpo e dall’essere
con ciò che c’è.
Abbracciare le nostre ferite, le parti oscure, le imperfezioni
ci rende integri, veri e attraenti, questo significa accettare
quelle parti della nostra personalità che non ci
piacciono come la negatività, la disonestà,
il vizio, la rabbia, la vendetta, la competitività,
e la diffidenza.
Risulta difficile non giudicare queste parti, ma quando
giudichiamo qualcosa, ci viene a mancare lo spazio per
restarci in contatto per esserci presenti. Non riusciamo
neppure ad immaginarci come qualcuno possa amarci, quando
mostriamo queste parti che giudichiamo “poco evolute”
facciamo di tutto per nasconderle e fingere che non ci
siano. Tuttavia più cerchiamo di reprimerle, più
escono fuori in modo indiretto tramite giudizi, critiche,
sbalzi d’umore, irritabilità e accuse nei
confronti dell’altro.
In un certo senso le nostre relazioni sono uno specchio
fedele del nostro livello di maturità, di fiducia
e d’integrazione. Le relazioni diventano quella
palestra in cui possiamo veramente allearci e sperimentare
la fiducia nella vita. Se rimaniamo aggrappati alle nostre
vecchie abitudini, l’energia vitale che ci avvicina
all’altro lentamente muore, se l’amore e l’intimità
non scendono in profondità, diventeremo superficiali
e deboli. Quando non ci apriamo alla nostra vulnerabilità,
rischiamo di indurirci e lignificarci fino al punto da
non poter scambiare più niente con l’altro
e l’amore che c’era all’inizio lentamente
morirà.
L’integrazione si palesa nelle nostre relazioni,
quando scopriamo che è più importante l’amore
che avere ragione. Si mostra, quando cominciamo ad assumerci
la responsabilità di guardare dentro di noi invece
di proiettare tutto sull’altro. Maturando, troviamo
la capacità di scegliere l’amore anziché
il conflitto perché sappiamo dove ci conducono
certi nostri comportamenti infantili, non permettiamo
più che sia l’altro a farci sentire importante
e soddisfatto. Siamo più capaci di stare con noi
stessi e di stare bene ugualmente anche quando l’altro
non è disponibile o in qualche modo ci delude.
La maggiore difficoltà che incontriamo, quando
scegliamo di vivere in “profondità”
la nostra esperienza d’integrazione è la
“paura del vuoto” con cui non possiamo fare
a meno di confrontarci. Se guardiamo il mondo attraverso
gli occhi di un bambino traumatizzato andare in profondità
nel sentire il vuoto interiore sembrerà un incubo
senza fine. Facciamo di tutto per sottrarci a quest’esperienza
spaventevole con i nostri affetti, “l’andatura
veloce”, i figli, certe sostanze, il superlavoro,
anche l’angoscia dei nostri lati oscuri, essi rappresentano
ancora qualcosa da cui possiamo fuggire per dare significato
al vivere.
Tuttavia ciò su cui ci basiamo per dare significato
alla nostra esistenza, sarà spazzato via perché
in realtà non ha sostanza. In realtà esso
non è altro che lo scudo delle false identità
costruite dal nostro ego per evitare il confronto con
quel vuoto che da qualche parte, in un angolo della nostra
consapevolezza sappiamo esiste e che costantemente scansiamo
perché non ci sentiremo mai pronti per affrontarlo.
La prova più profonda della nostra fiducia la sperimentiamo,
quando c’incontriamo con questo spazio, quando siamo
veramente nudi a noi stessi, privi di qualunque identità
e non c’è niente con cui unirci. Ci arrendiamo
al flusso della vita e siamo disposti ad accettare ogni
cosa non più con rassegnazione ma con innocenza.
Innocenza che nasce da una radicata fiducia in qualcosa
di molto più grande di noi stessi e, tuttavia,
non più esterno a noi, ma interrelato con la nostra
connessione più profonda dell’esistenza.
Valerio
Sgalambro
L’Altra
Donna
La
moglie, quella in cerca di stabilità, di sicurezza
di valori alti quali la Famiglia il matrimonio i figli
la posizione sociale; quella che fa del sacrificio la
sua ragione di vita, pronta sempre a rinunciare a se stessa
per qualcuno o per qualcosa capace di sperare in giorni
sempre migliori, consacrata al senso del dovere, si sente
sempre in colpa per qualcosa che non si concederà
mai di scoprire. La moglie, ma anche mamma di tutti; lei
che si assume la completa responsabilità della
gestione famigliare pronta a fronteggiare i mille pericoli
per la difesa dei propri figli a costo di perdere l’amore
del proprio uomo. Lei è quella donna che tutti
gli uomini sognano di sposare, la principessa con cui
dividere la loro vita fino alla vecchiaia. Lei che concede
tutto al suo uomo, anche il tempo da dedicare all’altra
Donna: l’Amante, colei appunto preposta ai ministeri
dell’Amore.
L’Altra Donna, quella che non si è mai sposata,
o che è appena uscita da un matrimonio, quella
che non sarà mai di nessuno, che non è capace
di rinunciare alla sua verità per accondiscendere
i capricci di un uomo, che ha fatto della lealtà
la sua ragione di vita.
L’Altra Donna, quella del momento, quella: “di
nascosto”, oscura e ripudiata, con cui ci si può
fare di tutto, quella capace di leggerti persino nei pensieri,
intelligente e onesta con se stessa fino in fondo che
non accetta compromessi e che non rinuncia alla sua integrità,
capace di commuoversi davanti alla dolcezza del sorriso
di un bimbo, ma saper essere spietata per difendere la
sua libertà, capace di rinunciare anche a se stessa
per una carezza e combattere con salda convinzione per
sostenere una rivoluzionaria tenerezza sociale.
Lei, quella che sta sempre dall’altra parte, la
parte scomoda, la perdente colei che non ha diritto a
chiedere niente perché niente le è dovuto,
lei che è sempre riuscita a cavarsela da sola anche
nei momenti di peggiore sconforto, che non conosce la
convalescenza, ma sa essere misericordiosa con i più
deboli in grado di emozionarsi davanti al potenziale di
redenzione contenuto in una lacrima e rimanere imperturbabile
innanzi alla disperazione.
La Luna Nera, la Lilit schiacciata via dal paradiso perché
troppo bella inveita come un demone, è quella che
porta lo scompiglio. Lei che riesce a perturbare la tranquilla
monotonia famigliare senza riuscire mai a conquistare
un uomo, per lei non ci sarà mai un amore tutto
suo, dovrà dividerselo sempre con quell’altra:
la Santa, la Beata Angelica, la Madonna.
Vittima sacrificale avvezza al martirio, la crocerossina
venuta a redimere tutti i poveri peccatori, portatrice
di luce e giustizia. Lei che ha messo in vendita l’Amore
per un frammento di sicurezza ora si lamenta perché
si sente sola, ma preferisce questa ipocrisia di rapporto
al confrontarsi realmente con le sue paure.
Lei è la stessa donna, ora da una parte, ora dall’altra,
perseguitata incessantemente da un mondo che ha riposto
le proprie speranze sulla grandiosità delle donne
e che non le lascia vivere nella loro libertà di
esistere e di sentirsi Donne come non mai.
Valerio
Sgalambro
Gennaio 2006
“LA
VISIONE OLISTICA”
Tu sai e sei tutto, in realtà non esiste “tutto”
e “niente”, ma dobbiamo andare “oltre”.
La dualità è uno strumento che l’uomo
ha al suo servizio per comprendere che c’è
appunto quell’ “oltre” da cui emerge
l’inesistenza del bene e del male dove abbandoniamo
paura e dolore lasciando lo spazio alla gioia.
In questo modo evitiamo dinamiche di relazioni, dove anche
il corpo può essere coinvolto ed il cui coinvolgimento
qui assume la parola “malattia” che altro
non è che incomprensione di quanto la nostra Anima
ci sta dicendo. Ascoltando questa noi possiamo avere quella
consapevolezza che unita all’azione ci porta a comprendere
il tutt’uno e così renderci conto che quel
separato che ci domina in realtà è un agglomerato
di emozioni confusionarie che allontanano dall’unità,
vero spirito che l’uomo vuole conquistare ma già
da prima della sua venuta lo teme.
Questo sentire giace in ognuno di noi, …qualcuno
già vive, altri sentono di cercare e altri ancora
si perdono non trovando l’unità. La gioia
dell’altro “evoluto” interviene per
portare al ricordo colui che si sta perdendo.
Francesca Soru
La
Divinità nell’uomo
C’era
un tempo in cui gli uomini erano simili agli dèi,
ma abusarono talmente del proprio potere che Brahama,
il Dio Supremo, decise di privarli della potenza divina
nascondendola in un luogo a loro inaccessibile.
Pensò di consultare gli altri dèi per risolvere
il problema. Alcuni degli dèi riuniti a consiglio
dissero: “Nasconderemo la divinità dell’uomo
nelle profondità della Terra”.
Brahma rispose: “Non è sufficiente, l’uomo
scaverà e la troverà”.
Gli dèi dissero allora: “Nasconderemo la
divinità dell’uomo negli abissi oceanici”.
Brama rispose ancora: “Non basta. L’uomo esplorerà
le profondità dei mari e riuscirà a riportarla
in superficie”.
Allora gli dèi: “La nasconderemo sulla montagna
più alta, quasi al limite del cielo, dove l’uomo
non potrà arrivare”.
Brama rispose ancora: “Non basta. L’uomo scalerà
le montagne più alte e se ne impadronirà”.
Allora gli dèi conclusero: “Non sappiamo
dove nascondere la divinità dell’uomo, non
c’è posto sulla terra, nel mare o nel cielo
che egli non possa raggiungere”.
Finalmente Brama sentì di aver trovato la soluzione
al problema e disse: “La nasconderemo profondamente
dentro l’uomo stesso, abiterà proprio nel
suo cuore: è l’unico posto in cui l’uomo
non guarderà”.
Antica
Leggenda Indù